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Venti di rivolta
I Borboni, che regnarono in Sicilia dal 1734, dovettero affrontare la diffusione delle idee liberali e i moti risorgimentale, oltre a qualche rivolta popolare. Essi identificarono le isole Egadi come posto ideale per incarcerare o confinare i "disturbatori" del regno e ne svilupparono tutte le potenzialità penali. I Borboni riscoprirono così anche l'uso del domicilio coatto per i temuti avversari politici: il luogo da loro prescelto fu proprio Favignana. Tale scelta finì per favorire nuovi insediamenti sull'isola.
Il professor Caldo Cataldo di Alcamo, noto storico garibaldino e autore di "Prima e dopo Garibaldi. Sicilia occidentale I 789-18 70", mi ha gentilmente concesso la possibilità di trascrivere, dalle sue pagine ricche di notizie inedite, alcuni fatti di cronaca di quel periodo, riguardanti le isole Egadi. Trapani, 1794. Viene arrestato con l'accusa di giacobinismo il genovese Girolamo Biaggini, amministratore delle tonnare di Favignana per conto dei Pallavicino.
Favignana, 1 794 . Previa perquisizione domiciliare, l'alfiere Canino è discolpato dall'accusa di favorire scambi di corrispondenza segreta fra detenuti, in quanto non provvisto della cultura necessaria per trasmettere idee giacobine.
Trapani, 1795. Padre Raimondo Grimaldo, benedettino giacobino, è condannato al carcere a vita nella fortezza della Colombaia.
Riuscito a fuggire una notte in barca con l'aiuto di un marinaio, si nasconde dentro una grotta a Levanzo, ma dopo tre giorni viene ritrovato.
Favignana, 1798. Nicolò Tucci calabrese, accusato di essere giacobino, viene condannato e trasferito a Marettimo. Un soldato gli fornisce carta, penna e alamaio per consentirgli di comporre un poema in lode della libertà.
Trapani, 1798. Alla fine di giugno, 700 navi francesi con a bordo oltre 6.000 soldati solcano il mare egadino per raggiungere l'Egitto. I soldati invadono Favignana in cerca di provviste; vengono visti sulla montagna e nelle spiagge. Napoleone Buonaparte, tramite un suo aiutante, tranquillizza gli isolani; chiede della verdura e gli viene data.
Favignana, 1798. In un documento d'archivio si accenna a una rivolta di detenuti.
Palermo, 1 799 . Il castelvetranese Antonino Di Giorgio è condotto a Favignana come condannato politico con una pena di dieci anni; ne sconterà sei.
Palermo, 1811. Il re esilia i parlamentari che si oppongono al suo regime: il principe di Belmonte e quello di Castelvetrano in due diversi castelli di Favignana, il duca d'Angiò a Marettimo.
Trapani, 1820. La polizia scopre che i detenuti di Favignana e quelli di Trapani si mantengono in relazione per attuare una fuga generale.
Palermo, 1820. Si scopre che i carbonari palermitani sono in contatto con i detenuti di Favignana per progettare una fuga generale da tutti i luoghi penali siciliani, con la cooperazione di bastimenti americani.
Trapani, 1821. Mario Rizzotto di Favignana è incluso nella lista di fuorbando, per furti in campagna con comitiva armata.
Favignana, 1822. Don Domenico Caligarsia, coadiutore del cappellano Canino; don Giuseppe Canino, cappellano del Forte di S. Caterina; don Gaspare Nave, cappellano del Forte S. Giacomo sono accusati di essere dei carbonari. In un documento si legge che don Gaspare Nave si era iscritto alla Carboneria per timore di perdere la vita e quindi merita di godere dell'amnistia.
Marsala, 1822. Don Pietro Tilotta, cappellano del Forte S. Giacomo è accusato di essere un carbonaro,ma in un documento si osserva: "non consta evidentemente se sia stato carbonaro".
Favignana, 1846. Il sacerdote barnabita Ugo Bassi, nel periodo quaresimale tiene "sermoni d'amor patrio" e viene ospitato per alcuni giorni da Vincenzo Mostacci (n.d.A.).
Ma una vera insurrezione arrivò nel 1848.
A Favignana, furono Giuseppe Carriglio, Francesco e Michele Marsiguerra, Diego e Pietro Manuguerra, Marco Sanna, e Girolamo Campo i primi a disarmare le truppe regie e a prendere possesso del Bagno penale; poi buttarono a terra la statua del re Carlo III di Borbone e giocarono a palla con la sua testa in piazza Madrice. Si formò un Comitato provvisorio. Il comandante del Forte di S. aterina, il vitese Gaetano Di Giovanni, liberò subito i detenuti. Per i suoi sentimenti liberali, con la restaurazione perderà poi l'incarico.
Il Comitato locale informò quello di Trapani che "gli abitanti di Marettimo protestano contro il vile realista D. Roberto Mostacci, agente sanitario, e chiedono che sia imbarcato per la sua patria". A Pantelleria vennero uccise tre persone, tra le quali il favignanese Gaetano Lombardo di 37 anni, sostituto cancelliere comunale, che fu trovato morto fuori dalla porta della sua casa.
Nel nuovo Parlamento siciliano il comune di Favignana venne rappresentato dal dr. Giuseppe Galici Galletti.
Il Consiglio civico di Favignana era composto da trenta consulenti: Antonio Beltrano, Leonardo Bertolino, Paolo Bevilacqua, Dr. Alberto Caligarsia, Francesco Campo fu Diego, Giuseppe Campo fu Diego, Antioco Canino, Carlo Canino, Giacomo Canino, Giuseppe Canino di Carlo, Michele Casubolo, Paolo Certa, Giuseppe De Vita fu Gaspare, Diego Gandolgo di Matteo, arciprete Giovanni Grammatico, Giuseppe La Planeta, Gioacchino Li Volsi fu Michele, Mauro Li Volsi fu Andrea, Michele Li Volsi fu Andrea, Stefano Li Volsi fu Michele, Pietro Manuguerra, Francesco Mineo, Giovanni Mineo, Vincenzo Mostacci, Bartolomeo Ponzè (consigliere più anziano), Pasquale Ricciardi, Giuseppe Tedesco fu Bartolomeo, not. Emanuele Torrente, Francesco Torrente fu
Giuseppe, not. Giuseppe Vairelli. Il consiglio elesse a suo presidente l'arciprete Giovanni Grammatico e a suo cancelliere segretario il dr Alberto Caligarsia. Elesse il magistrato municipale: Michele Li Volsi (Presidente) coadiuvato da Gioacchino Canino e Pasquale Ricciardi (giurati). Come "giurati aggiunti" per Marettimo e Levanzo vennero eletti Giovanni e Salvatore Forte. Per il rimpiazzo dei consulenti entrati a far parte del Magistrato municipale, il Consiglio civico nominò i primi tre che, dopo l'ultimo degli eletti, avevano conseguito il maggior numero di voti: Vincenzo Canino di Carlo, Luciano Mostacci e Flaminio Savalli fu Carlo.
La successiva restaurazione comportò qualche condanna.
Nel 1857 venne carcerato per motivi politici il favignanese Andrea Campo di Diego.

 

 



 

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