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Storie di evasioni
Una sera del 1962, quando la mia famiglia abitava in via Michele Amari (ex via Prima Croce), il locale maresciallo dei carabinieri aveva pregato mia madre di ricevere come ospite per una notte una signora con due figli: era la moglie di un detenuto, a cui l'indomani sarebbe andata a far visita. Probabilmente la donna non aveva soldi a sufficienza per pagarsi una stanza dove dormire. Allora esisteva solo l'albergo "Egadi" e qualcuno aveva la licenza per dare in affitto una stanza "in famiglia". Mia madre di buon cuore accettò, pur sapendo di dover sostenere qualche disagio, a causa della nostra famiglia numerosa. Dopo alcuni giorni dalla loro ripartenza, mia madre ricevette una lettera di ringraziamento dalla signora che aveva ospitato. Passato ancora qualche giorno, mia madre venne chiamata in caserma e interrogata dallo stesso maresciallo, perché il detenuto, che aveva ricevuto visita dalla moglie ospitata da noi, era scappato dal carcere. Mia madre fu interrogata per qualche ora; dichiarò di essere estranea ai fatti, di non aver avuto nessun collegamento con la vicenda; mostrò la lettera di ringraziamento che aveva ricevuto e tutto finì lì. Il detenuto fuggiasco fu ripreso mentre era ancora nascosto in qualche parte nell'isola.
Ci sono stati altri rari casi di evasione, ma il problema è sempre stato quello di trovare il modo di abbandonare l'isola. Nell'Ottocento bastava una qualsiasi barca; infatti ci sono stati dei casi di evasione riuscita. Ma in epoca più recente, con la costa di fronte sempre in allerta e con le barche più veloci, la fuga diventò più difficile. Infatti, non bastava più una "qualsiasi" barca. Servendosi di un mezzo di trasporto pubblico come lo schifazzo e con pochissimi turisti, il fuggiasco poteva essere facilmente individuato prima ancora di imbarcarsi.
Alla fine degli anni '60, ricordo che si parlava di un caso di evasione riuscita. Si diceva in giro che un cunnannatu (condannato), dopo essere riuscito a scappare dal carcere, non era stato più individuato. La gente azzardava l'ipotesi che fosse riuscito a mascherarsi: dopo aver cambiato l'abito, basta un cappello in testa, la benda su un occhio ... In questo modo sarà riuscito ad imbarcarsi e a lasciare l'isola. In quel periodo c'erano già l'aliscafo ed il traghetto, che attraccavano alle banchine. E con ì turisti ìn continua crescita, era diventato più facile "mimetizzarsi" tra loro.
Dopo poco tempo, si disse che fu trovato morto nel paese di origine, ucciso da una faida.
Favignana l'isola dei coatti

 

 



 

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