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Michele Gallitto
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Introduzione
Sono sempre stato un curioso. Ho sempre avuto il desiderio di conoscere, di esplorare per capire. Penso sia una tendenza innata nell'uomo. Quanti quesiti sono stati svelati, quante ricerche sono state portate a compimento grazie alla curiosità!
Ricordo che già quarant'anni fa, mentre frequentavo la scuola media, la mia curiosità per il passato di Favignana (l'isola in cui sono nato) fu stimolata dall'incontro col poeta Aurelio Giangrasso che, dopo aver trovato alcuni resti preistorici presso il locale cimitero mentre si scavava per preparare la sua tomba di famiglia, aveva costituito la Sezione Speleo-archeologica Egadi di Favignana. Il gruppo, di cui facevano parte (oltre al presidente Giangrasso) anche i signori Antonino Bianco (geometra), Eduardo Carriglio, il collocatore Pietro Spada, il maestro Giuseppe Arpaia, Jaco Di Via, Enzo Patti, l'avv. Diego
Gandolfo, Tommaso Ingrassia, Giuseppe Giangrasso (detto Peppe Singer per via del suo negozio), aveva cominciato ad essere operativo dal 1965. Il materiale man mano rinvenuto veniva depositato temporaneamente in un paio di stanze non lontano dal cimitero, che divennero meta di visite scolastiche. Ricordo che alla mia classe vennero mostrati i resti di un grosso mammifero marino in buono stato e alcuni oggetti antichi. Quel giorno Aurelio Giangrasso ci tenne la lezione seduto sul muro, ci parlò a lungo e con molta enfasi della ricchezza e delle potenzialità dei siti archeologici dell'isola; sembrava che arringasse le folle, intercalando spesso le sue affermazioni con un "È vero!". Egli era vissuto molti anni a Genova. Sembrava un garibaldino che cercava uomini per una battaglia da intraprendere. Ci aveva incantato il suo modo stravagante di esprimersi e di vestirsi. Dopo un po' di tempo, formai un gruppo con Giuseppe Cracolici, Salvuccio Salvatore Marcantonio e Sebastiano Azzaro Paredda. Ci denominammo "Partan", nome di fantasia dato dal Cracolici.
Adolescenti curiosi di scoprire Favignana, esplorammo un po' di grotte in montagna. Aldo Sparta, nostro coetaneo di origine contadina, oggi macellaio, lavorava al Faraglione e ci indicava dove erano le grotte. Le due che più ci hanno affascinato sono state 'A Ciaccazza Niura (la Fessura nera) e 'a rutta 'i Stalattiti (la grotta delle Uccerie). Le conoscevo talmente bene queste grotte che, qualche anno dopo, ebbi l'occasione di fare da guida ad alcuni amici: Vito Ania, Pietro Tammaro, Giuseppe Fiorello, Nino Guarrasi. Nei primi anni '80 visitai, con l'aiuto di una guida turistica, la grotta del Genovese a Levanzo, che conserva graffiti e pitture risalenti al Neolitico. Né potevo trascurare l'isola di Mozia, l'antica città cartaginese, col suo piccolo prezioso museo.
Il materiale ritrovato dalla Sezione Speleo-Archeologica Egadi crebbe negli anni, tanto che il gruppo si trasferì e Cammaruna (Cameroni). Nel 1970 nacque così l' antiquarium, dove era possibile ammirare materiale litico di epoca preistorica, pezzi di mosaico del "bagno delle donne", molte anfore, una statua romana acefala, monete, àncore puniche e romane e tanto altro materiale. Dopo cinque anni, fu chiuso per negligenza politico-amministrativa. Ed anche la Sezione, pur essendo stata molto produttiva, si sciolse.
Noi ragazzi del gruppo "Partan" avevamo fatto una bella esperienza, che fece crescere il nostro amore per la natura e per Favignana. Con alcuni di quei ragazzi formai persino una squadra di calcio, la "Piccola Sampdoria", che ebbe un discreto successo. Ne fecero parte Salvatore Sammartano 'u Stuppa e Peppe Tammaro, con i quali mi son trovato poi a parlare di schifazzi, trasporti e rifornimenti.
Trasferitomi al Nord, mi stabilii a Roncadelle presso Brescia, dove da oltre vent'anni frequento Giancarlo Zinoni e Gianluigi Vernia, ottimi ricercatori. Grazie a loro, ho appreso tante cose e si è risvegliato in me l'interesse per la ricerca, il gusto di conoscere meglio le mie radici, la mia comunità di provenienza con i suoi usi e costumi, la sua cultura del lavoro, che negli ultimi anni si è andata trasformando notevolmente e che rischia di scomparire per sempre anche dalla memoria locale. Così, nel 1983 smisi di "giocare", abbandonai il lavoro empirico, i Romani e i Cartaginesi, le incisioni e gli stemmi, le grotte con le loro muffe e i resti umani ed animali. Spostai la mia curiosità sulla "questione meridionale". È stata questa la mia prima ricerca fatta sui libri. Alla fine del 2001, insieme ad un gruppo di sindacalisti, sono stato impegnato in Palestina per un'azione di pace, un'esperienza abbastanza drammatica, "un'altra ricerca", da cui ho poi tratto un diario dattiloscritto, distribuito a molti amici.
Il legame con la mia isola mi fece maturare, negli anni, la convinzione che un'epoca si stava chiudendo per sempre e una nuova avanzava prepotentemente, trasformando la vita sociale delle Egadi. Nella primavera del 2002, tornando a Favignana per una breve vacanza, proposi ad alcuni amici l'idea di preparare un glossario specialistico riguardante il mondo del lavoro
tradizionale nelle nostre isole, ossia la conservazione del tonno allo stabilimento Florio, le cave di tufo, il lavoro contadino in gran parte scomparso, il lavoro degli artigiani, il lavoro portuale, ecc. Sono convinto che tale glossario
diventerebbe certamente utile a studiosi, ricercatori, scrittori, poeti e giovani curiosi di scoprire qualcosa del passato.
Una parte di questo progetto è già stato realizzato egregiamente dall'ins. Pina Cannistraro con i suoi alunni nel 1999.
Anch'io ho deciso di fare la mia parte, come si può rilevare dalla presente pubblicazione. Il progetto andrebbe ora completato con la disponibilità di qualcuno del posto.
Proprio parlando dei lavori scomparsi con gli amici, durante quella breve vacanza, finimmo col ricordare gli schifazzi. E, tra una parola e l'altra, mi convinsi ad avviare una ricerca su questi vecchi mezzi di trasporto marittimo tipici del mondo egadino e scomparsi da alcuni decenni. Salvatore Sammartano aveva lavorato con suo padre Matteo 'u Stuppa, che fu capo-carovana degli scaricatori di porto. Mi misi d'accordo con lui e il giorno dopo lo intervistai. Fu una chiacchierata aperta e piuttosto lunga. Reciprocamente portammo a galla tanti ricordi. Era presente anche Gianfranco Cracolici, che ascoltava con interesse e alla fine si trovò coinvolto.
A Roncadelle ne parlai con i miei amici ricercatori, ascoltai i loro consigli e valutai bene il da farsi. Dopo alcuni mesi, tornando alle Egadi per pochi giorni, avevo un fitto programma di lavoro, basato sulla ricerca di documenti e di testimonianze orali.
Ho quindi avuto accesso all'archivio comunale: cercavo i vecchi documenti dell'ufficio del dazio attinenti all'argomento trasporti. Ho trascorso molte ore in questo archivio, per la verità non molto ordinato. Trovavo spesso in modo casuale ciò che mi interessava. Così decisi di chiedere aiuto a Gianfranco Cracolici, che mi venne in soccorso. E fu una scelta felice: sembrava che avesse la calamita nelle mani e trovò subito la "vena" giusta.
Alla Biblioteca comunale "Fratelli Giangrasso" non trovai nulla sull'argomento. Anche alla Biblioteca "Fardelliana" di Trapani ho dovuto constatare che questo argomento non è mai stato trattato in modo adeguato, se si eccettuano alcuni articoli di cronaca locale di quell'epoca, che trattano il problema dei trasporti marittimi da Trapani alle Isole Egadi. In questi ultimi anni, alcune pubblicazioni italiane hanno trattano l'argomento barche ma, per quanto riguarda lo schifazzo, vengono forniti pochi dati. Questo mi fece sentire più motivato. Così, durante la mia "vacanza", ho incontrato molte persone facendo il giro delle Egadi ed ho trascorso alcuni giorni a Trapani per approfondire e completare le ricerche su queste magnifiche barche panciute.
Per ascoltare alcune persone anziane di Favignana, mi sono avvalso dell'aiuto di mio fratello Ciccino e mi sono fatto accompagnare a casa di più persone. A Marettimo il mio accompagnatore è stato Vito Vaccaro. Grazie a lui, ho potuto ascoltare alcuni testimoni che hanno vissuto un'epoca ormai lontana. Mi ha fatto visitare la piccola sede della Associazione Culturale dell'isola e ho potuto presentare il mio primo libro di poesie alla piccola sede del Museo del mare. Ho incontrato alcuni abitanti di Levanzo grazie a Francesca Li Volsi, nipote di Pina Butera dell'Associazione Culturale "Pharbantia Levanzo".
Già dall'inizio ho pensato di allargare l'ambito della ricerca parlando delle attività economiche che vanno scomparendo e della funzione di colonia penale che le Egadi hanno svolto per alcuni secoli. Poi mi sono anche chiesto perché alcuni argomenti, anche recenti, come il bombardamento aereo del 1943, 20
non siano mai stati approfonditi. Ogni ricerca sul passato locale è importante per gli Egadini, ma può suscitare interesse anche oltre i confini del nostro piccolo Comune.
Al termine di queste prime indagini sul passato delle isole, che non hanno certo la pretesa di esaurire gli argomenti, mi pare legittimo proporre una riflessione, ovviamente senza auspicare un impossibile ritorno al passato. Le Egadi sono state irrimediabilmente trasformate? Mi pare proprio di no! Per quanto riguarda l'aspetto paesaggistico e naturalistico, molto è cambiato, soprattutto a Favignana, ma c'è ancora tanto da tutelare. Per fortuna il territorio egadino è rimasto in buona parte integro. Per questo penso che gli abitanti di questi fantastici scogli, insieme agli amministratori locali (di qualunque colore politico), debbano stare molto attenti ai lupi famelici (nostrani e forestieri), agli speculatori, a chi vede soltanto il proprio guadagno.
Sono convinto che, per quanto riguarda la salvaguardia del patrimonio locale (storico, culturale e naturalistico), ognuno può fare la sua piccola parte, come ho cercato di fare io con la presente pubblicazione con la speranza che essa sia stimolo per ulteriori, più approfondite indagini.


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