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Introduzione
Sono sempre stato un curioso.
Ho sempre avuto il desiderio
di conoscere, di esplorare per
capire. Penso sia una tendenza
innata nell'uomo. Quanti
quesiti sono stati svelati,
quante ricerche sono state
portate a compimento grazie
alla curiosità!
Ricordo che già quarant'anni
fa, mentre frequentavo la
scuola media, la mia curiosità
per il passato di Favignana
(l'isola in cui sono nato) fu
stimolata dall'incontro col
poeta Aurelio Giangrasso che,
dopo aver trovato alcuni resti
preistorici presso il locale
cimitero mentre si scavava per
preparare la sua tomba di
famiglia, aveva costituito la
Sezione Speleo-archeologica
Egadi di Favignana. Il gruppo,
di cui facevano parte (oltre
al presidente Giangrasso)
anche i signori Antonino
Bianco (geometra), Eduardo
Carriglio, il collocatore
Pietro Spada, il maestro
Giuseppe Arpaia, Jaco Di Via,
Enzo Patti, l'avv. Diego
Gandolfo, Tommaso Ingrassia,
Giuseppe Giangrasso (detto
Peppe Singer per via del suo
negozio), aveva cominciato ad
essere operativo dal 1965. Il
materiale man mano rinvenuto
veniva depositato
temporaneamente in un paio di
stanze non lontano dal
cimitero, che divennero meta
di visite scolastiche. Ricordo
che alla mia classe vennero
mostrati i resti di un grosso
mammifero marino in buono
stato e alcuni oggetti
antichi. Quel giorno Aurelio
Giangrasso ci tenne la lezione
seduto sul muro, ci parlò a
lungo e con molta enfasi della
ricchezza e delle potenzialità
dei siti archeologici
dell'isola; sembrava che
arringasse le folle,
intercalando spesso le sue
affermazioni con un "È vero!".
Egli era vissuto molti anni a
Genova. Sembrava un
garibaldino che cercava uomini
per una battaglia da
intraprendere. Ci aveva
incantato il suo modo
stravagante di esprimersi e di
vestirsi. Dopo un po' di
tempo, formai un gruppo con
Giuseppe Cracolici, Salvuccio
Salvatore Marcantonio e
Sebastiano Azzaro Paredda. Ci
denominammo "Partan", nome di
fantasia dato dal Cracolici.
Adolescenti curiosi di
scoprire Favignana, esplorammo
un po' di grotte in montagna.
Aldo Sparta, nostro coetaneo
di origine contadina, oggi
macellaio, lavorava al
Faraglione e ci indicava dove
erano le grotte. Le due che
più ci hanno affascinato sono
state 'A Ciaccazza Niura (la
Fessura nera) e 'a rutta 'i
Stalattiti (la grotta delle
Uccerie). Le conoscevo
talmente bene queste grotte
che, qualche anno dopo, ebbi
l'occasione di fare da guida
ad alcuni amici: Vito Ania,
Pietro Tammaro, Giuseppe
Fiorello, Nino Guarrasi. Nei
primi anni '80 visitai, con
l'aiuto di una guida
turistica, la grotta del
Genovese a Levanzo, che
conserva graffiti e pitture
risalenti al Neolitico. Né
potevo trascurare l'isola di
Mozia, l'antica città
cartaginese, col suo piccolo
prezioso museo.
Il materiale ritrovato dalla
Sezione Speleo-Archeologica
Egadi crebbe negli anni, tanto
che il gruppo si trasferì e
Cammaruna (Cameroni). Nel 1970
nacque così l' antiquarium,
dove era possibile ammirare
materiale litico di epoca
preistorica, pezzi di mosaico
del "bagno delle donne", molte
anfore, una statua romana
acefala, monete, àncore
puniche e romane e tanto altro
materiale. Dopo cinque anni,
fu chiuso per negligenza
politico-amministrativa. Ed
anche la Sezione, pur essendo
stata molto produttiva, si
sciolse.
Noi ragazzi del gruppo "Partan"
avevamo fatto una bella
esperienza, che fece crescere
il nostro amore per la natura
e per Favignana. Con alcuni di
quei ragazzi formai persino
una squadra di calcio, la
"Piccola Sampdoria", che ebbe
un discreto successo. Ne
fecero parte Salvatore
Sammartano 'u Stuppa e Peppe
Tammaro, con i quali mi son
trovato poi a parlare di
schifazzi, trasporti e
rifornimenti.
Trasferitomi al Nord, mi
stabilii a Roncadelle presso
Brescia, dove da oltre vent'anni
frequento Giancarlo Zinoni e
Gianluigi Vernia, ottimi
ricercatori. Grazie a loro, ho
appreso tante cose e si è
risvegliato in me l'interesse
per la ricerca, il gusto di
conoscere meglio le mie
radici, la mia comunità di
provenienza con i suoi usi e
costumi, la sua cultura del
lavoro, che negli ultimi anni
si è andata trasformando
notevolmente e che rischia di
scomparire per sempre anche
dalla memoria locale. Così,
nel 1983 smisi di "giocare",
abbandonai il lavoro empirico,
i Romani e i Cartaginesi, le
incisioni e gli stemmi, le
grotte con le loro muffe e i
resti
umani ed animali. Spostai la
mia curiosità sulla "questione
meridionale". È stata questa
la mia prima ricerca fatta sui
libri. Alla fine del 2001,
insieme ad un gruppo di
sindacalisti, sono stato
impegnato in Palestina per
un'azione di pace,
un'esperienza abbastanza
drammatica, "un'altra
ricerca", da cui ho poi tratto
un diario dattiloscritto,
distribuito a molti
amici.
Il legame con la mia isola mi
fece maturare, negli anni, la
convinzione che un'epoca si
stava chiudendo per sempre e
una
nuova avanzava
prepotentemente, trasformando
la vita sociale delle Egadi.
Nella primavera del 2002,
tornando a Favignana per
una breve vacanza, proposi ad
alcuni amici l'idea di
preparare un glossario
specialistico riguardante il
mondo del lavoro
tradizionale nelle nostre
isole, ossia la conservazione
del tonno allo stabilimento
Florio, le cave di tufo, il
lavoro
contadino in gran parte
scomparso, il lavoro degli
artigiani, il lavoro portuale,
ecc. Sono convinto che tale
glossario
diventerebbe certamente utile
a studiosi, ricercatori,
scrittori, poeti e giovani
curiosi di scoprire qualcosa
del passato.
Una parte di questo progetto è
già stato realizzato
egregiamente dall'ins. Pina
Cannistraro con i suoi alunni
nel 1999.
Anch'io ho deciso di fare la
mia parte, come si può
rilevare dalla presente
pubblicazione. Il progetto
andrebbe ora
completato con la
disponibilità di qualcuno del
posto.
Proprio parlando dei lavori
scomparsi con gli amici,
durante quella breve vacanza,
finimmo col ricordare gli
schifazzi. E,
tra una parola e l'altra, mi
convinsi ad avviare una
ricerca su questi vecchi mezzi
di trasporto marittimo tipici
del mondo
egadino e scomparsi da alcuni
decenni. Salvatore Sammartano
aveva lavorato con suo padre
Matteo 'u Stuppa, che fu capo-carovana degli scaricatori di
porto. Mi misi d'accordo con
lui e il giorno dopo lo
intervistai. Fu una
chiacchierata aperta e
piuttosto lunga.
Reciprocamente portammo a
galla tanti ricordi. Era
presente anche Gianfranco
Cracolici, che ascoltava con
interesse e alla fine si trovò
coinvolto.
A Roncadelle ne parlai con i
miei amici ricercatori,
ascoltai i loro consigli e
valutai bene il da farsi. Dopo
alcuni mesi,
tornando alle Egadi per pochi
giorni, avevo un fitto
programma di lavoro, basato
sulla ricerca di documenti e
di
testimonianze orali.
Ho quindi avuto accesso
all'archivio comunale: cercavo
i vecchi documenti
dell'ufficio del dazio
attinenti all'argomento
trasporti. Ho trascorso molte
ore in questo archivio, per la
verità non molto ordinato.
Trovavo spesso in modo casuale
ciò
che mi interessava. Così
decisi di chiedere aiuto a
Gianfranco Cracolici, che mi
venne in soccorso. E fu una
scelta felice:
sembrava che avesse la
calamita nelle mani e trovò
subito la "vena" giusta.
Alla Biblioteca comunale
"Fratelli Giangrasso" non
trovai nulla sull'argomento.
Anche alla Biblioteca "Fardelliana"
di
Trapani ho dovuto constatare
che questo argomento non è mai
stato trattato in modo
adeguato, se si eccettuano
alcuni articoli
di cronaca locale di quell'epoca,
che trattano il problema dei
trasporti marittimi da Trapani
alle Isole Egadi. In questi
ultimi anni, alcune
pubblicazioni italiane hanno
trattano l'argomento barche
ma, per quanto riguarda lo
schifazzo, vengono
forniti pochi dati. Questo mi
fece sentire più motivato.
Così, durante la mia
"vacanza", ho incontrato molte
persone facendo
il giro delle Egadi ed ho
trascorso alcuni giorni a
Trapani per approfondire e
completare le ricerche su
queste magnifiche
barche panciute.
Per ascoltare alcune persone
anziane di Favignana, mi sono
avvalso dell'aiuto di mio
fratello Ciccino e mi sono
fatto
accompagnare a casa di più
persone. A Marettimo il mio
accompagnatore è stato Vito
Vaccaro. Grazie a lui, ho
potuto ascoltare
alcuni testimoni che hanno
vissuto un'epoca ormai
lontana. Mi ha fatto visitare
la piccola sede della
Associazione Culturale
dell'isola e ho potuto
presentare il mio primo libro
di poesie alla piccola sede
del Museo del mare. Ho
incontrato alcuni
abitanti di Levanzo grazie a
Francesca Li Volsi, nipote di
Pina Butera dell'Associazione
Culturale "Pharbantia Levanzo".
Già dall'inizio ho pensato di
allargare l'ambito della
ricerca parlando delle
attività economiche che vanno
scomparendo e
della funzione di colonia
penale che le Egadi hanno
svolto per alcuni secoli. Poi
mi sono anche chiesto perché
alcuni
argomenti, anche recenti, come
il bombardamento aereo del
1943,
20
non siano mai stati
approfonditi. Ogni ricerca sul
passato locale è importante
per gli Egadini, ma può
suscitare interesse
anche oltre i confini del
nostro piccolo Comune.
Al termine di queste prime
indagini sul passato delle
isole, che non hanno certo la
pretesa di esaurire gli
argomenti, mi
pare legittimo proporre una
riflessione, ovviamente senza
auspicare un impossibile
ritorno al passato. Le Egadi
sono state
irrimediabilmente trasformate?
Mi pare proprio di no! Per
quanto riguarda l'aspetto
paesaggistico e naturalistico,
molto è
cambiato, soprattutto a
Favignana, ma c'è ancora tanto
da tutelare. Per fortuna il
territorio egadino è rimasto
in buona
parte integro. Per questo
penso che gli abitanti di
questi fantastici scogli,
insieme agli amministratori
locali (di
qualunque colore politico),
debbano stare molto attenti ai
lupi famelici (nostrani e
forestieri), agli speculatori,
a chi
vede soltanto il proprio
guadagno.
Sono convinto che, per quanto
riguarda la salvaguardia del
patrimonio locale (storico,
culturale e naturalistico),
ognuno può
fare la sua piccola parte,
come ho cercato di fare io con
la presente pubblicazione con
la speranza che essa sia
stimolo per
ulteriori, più approfondite
indagini.
L'Autore
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