|
|
|

Il decalogo dei
confinati
Vi era anche un decalogo con
gli obblighi a cui dovevano
sottostare i confinati
politici in Italia:
1) Darsi a stabile lavoro.
2) Non allontanarsi
dall'abitazione scelta, senza
il preavviso all'autorità
preposta alla sorveglianza.
3) Non uscire al mattino più
presto del levar del sole e
rincasare non più tardi
dell'Avemaria.
4) Non detenere né portare
armi proprie né altri
strumenti atti ad offendere.
5) Non frequentare
postriboli, né osterie, né
altri esercizi pubblici.
6) Tenere buona condotta e
non dar luogo a sospetti.
7) Presentarsi alle autorità
di P.S. alla domenica e ad
ogni chiamata.
8) Portare sempre addosso la
presente carta.
9) Non frequentare i
confinati per delitti comuni.
10) Non oltrepassare i limiti
della Colonia senza il
permesso della direzione.
A poco a poco i confinati
cominciarono ad organizzarsi.
In gruppi prendevano in
affitto stanze, dove poter
cucinare e mangiare. Non
mancarono slanci di
solidarietà: gli isolani
volentieri facevano credito
per l'affitto; alcuni
regalarono loro delle panche.
Insomma, non tutti loro
stavano ad oziare. Il
regolamento prevedeva di
trovarsi uno stabile lavoro,
ma come era possibile in
un'isola con poco lavoro e
tanti confinati?
Il problema era ben presente
agli stessi confinati, come
risulta dal seguente stralcio
di una lettera scritta da
Giorgio Carretto alla moglie
il 24 dicembre 1926:
Cara Alba, la tua lettera è
ricca di informazioni e piena
di tenerezza e di
preoccupazioni legittime.
Anzitutto rimando i saluti e i
baci a te, a Mariuccia ed al
Brunetto che, poverino, non sa
darsi ragione del motivo per
cui suo papà tarda così a
venire a casa... ...Qui è
praticamente impossibile
trovar lavoro. La produzione
ed il commercio di Favignana
non occupano nemmeno la
disponibile mano d'opera degli
isolani e poi siamo in troppi;
vi sarà si e no il lavoro per,
al massimo, una dozzina di
confinati politici.
Alcuni si industriarono
facendo lavoretti di
artigianato, due coatti
pregarono Diego Ponzio 'u
Santuni di farli lavorare
nella sua pirrera (cava di
tufo), lui accettò, ma per
farli lavorare ha dovuto
chiedere il permesso al
direttore della colonia. I due
confinati dimostrando di avere
un lavoro poterono avere il
permesso di affittarsi una
casa e poter vivere con la
loro famiglia. |
|
|
Favignana
fermenti sociali e politici,
Coatti
a Favignana,
Usanze dei coatti, I
deportati libbici, Due
cimiteri in uno,
Deportati albanesi, I
faccialati, Il
confino di polizia, Il
decalogo dei confinati,
La
mazzetta, Le
donne e i confinati, Acuni
confinati politici a Favignana,
Il reato di omossessualità |
|
|
|
|
|
|
|
 |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
indietro |
|
|