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I deportati albanesi
Durante la prima guerra
mondiale (1915-18), riguardo
al problema degli internati,
fossero essi italiani abitanti
in zona di guerra o stranieri,
il pensiero imperante era:
"meglio un internato
innocente, che una ecatombe di
nostri soldati dovuta a
spionaggio" (on. Bissolati).
Prima ancora di conquistare
l'Albania, la scelta politica
era già stata fatta, ossia
avere una Albania aperta
all'influenza dell'Italia.
Difatti, subito dopo la
conquista, non si perse tempo
a rimettere in piedi un
governo composto da albanesi,
ma sotto il controllo
italiano! Si sprecano gli
articoli di giornali
dell'epoca, dove il governo
italiano si vanta di trattare
i prigionieri e gli internati
meglio di come fa il nemico.
Di certo, usò misure diverse
in base alla nazionalità.
Sappiamo come vennero trattati
gli arabi, in special modo i
libici, sia a Favignana che
nelle altre isole italiane, in
quel periodo. Alcuni internati
albanesi, in un paesino della
Sicilia, fecero scandalo
perché lasciati liberi di
girare: andavano addirittura a
suonare per le case. Alcuni
giornali dell'epoca richiesero
severi provvedimenti e un
atteggiamento diverso nei loro
confronti.
Dei deportati albanesi a
Favignana non si sa molto. Tra
il 1915 e il 1918 ne
sbarcarono 292. Alcuni di loro
risultarono pericolosi e, per
questo, erano stati prima
rinchiusi nel carcere di
Durazzo. Altri venivano da
Vallona. Tra questi deportati,
c'era anche qualche turco.
Dalle testimonianze orali
raccolte nell'isola, essi
vivevano abbastanza
liberamente; alcuni si
poterono affittare le case,
gli altri fecero vita comune,
perchè furono sistemati nei
cameroni.
Alcuni deportati albanesi
morirono a Favignana, come
risulta dagli atti di morte
del 1916, di cui riporto
alcuni esempi:
- Atto di morte n. 20:
Cassim Cussi di anni 30,
morto il 3 di marzo 1916, nato
a Cussi (Tirana) bracciante,
figlio di Mustafa a di Zaie
Vropi. Morto nella colonia
coatti.
- Atto di morte n. 31:
Dervisc Islam Duk nato a
Peine o Pein, morto nel 1916
il 20 marzo, professione
bracciante, figlio di Islam,
sposo di Leh. Morto nella
colonia coatti.
- Atto di morte n. 50: Lam
Biba di anni 80, nato a
Sciateli (Durazzo),
professione bracciante. Morto
nella colonia coatti.
- Atto di morte n. 51:
Sefala Salì, 40 anni,
bracciante, morto il 19 maggio
1916.
Favignana, prima invasa dai
"nostri" coatti, in quel
periodo dovette sopportare
anche i deportati. Tutto
lascia supporre che, in quel
periodo, la vita per gli
isolani non dovesse essere
facile e che molto volentieri
si mettevano i ferri alle
porte!
Nelle isole Egadi, i
Favignanesi furono quelli che
soffrirono di più il fenomeno
dei coatti-deportati in massa,
che durò moltissimi anni (dal
periodo borbonico al
fascismo); le altre due isole
non hanno mai vissuto questo
problema. I favignanesi hanno
conosciuto persino la paura di
uscire di casa la sera.'" Non
è vero quello che alcuni
vecchi dicevano: si viveva più
tranquilli prima, specialmente
durante il fascismo. Non è
vero perché, anche durante il
regime fascista, Favignana fu
"riempita" di coatti comuni e
confinati politici. Anche
allora venivano messi
volentieri i ferri alle porte!
Fu con la fine del domicilio
coatto di massa che l'isola
poté spalancare porte e
finestre, anche se dopo il
fascismo continuarono ad
arrivare i condannati al
soggiorno obbligato, ma in
numero talmente esiguo che si
contavano sulle dita di una
mano (negli anni '70 ci furono
solo due "ospiti"). |
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Favignana
fermenti sociali e politici,
Coatti
a Favignana,
Usanze dei coatti, I
deportati libbici, Due
cimiteri in uno,
Deportati albanesi, I
faccialati, Il
confino di polizia, Il
decalogo dei confinati,
La
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donne e i confinati, Acuni
confinati politici a Favignana,
Il reato di omossessualità |
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