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I coatti
a Favignana
Nel 1878 Eugenio Pedrotti,
direttore della colonia penale
di Favignana, riferì al ministero
dell'interno: la più parte
dei coatti sono poveri. Sono
due le classi più pericolose,
i camorristi ed i socialisti,
di cui quest' ultimi fanno
opera di proselitismo perfino
tra la popolazione.99
Per questo aveva proposto
di tenere divisi i socialisti
ed i "comuni" in
colonie separate. Vittorio
Lazzarini, un altro direttore
della colonia, definì i coatti
"rifiuto della società".
C'è sempre stato (anche se
pochi) chi "denunciava"
l'inutilità dell'istituto
del domicilio coatto. Il cav.
Aloni, direttore della colonia
di Favignana, dichiarò:
"...L'istituto del domicilio
coatto non ha raggiunto lo
scopo di sequestrare e punire
i veri delinquenti né quello
di emendare i traviati.
Salvatore Struppa, in Favignana
memorie e note, ci ricorda
che nel 1877 c'erano circa
500 coatti, che giravano per
le vie del paese senza lavoro,
affamati, sporchi, e con i
vestiti strappati. Struppa
definì il domicilio coatto
una "inutile deportazione
di uomini".
Va ricordata una lapide con
una colonna di marmo spezzata,
posta all'ingresso del cimitero
di Favignana, che recita:
A Salvatore Antonucci da Napoli
di anni XXXII direttore del
bagno penale di Favignana
(Castel San Giacomo). Probo,
intelligente e zelante. Tolto
a dì 21 luglio 1878 all'amministrazione
carceraria da mano omicida.
Il Ministero dell'interno
compiangendone la perdita
pose questo ricordo 1 ottobre
1878.
La giornalista inglese Jessie
White Bianco, amica di Giovanni
Nicotera, si interessò delle
condizioni in cui vivevano
i carcerati ed i coatti sparsi
in varie parti d'Italia. Nel
1892 venne a Favignana per
visitare il Castello di Santa
Caterina (dove il Nicotera
era stato incatenato) e di
San Giacomo. Il direttore
del carcere di allora disse
a Jessie White: "questo
è un luogo di delizia a confronto
a quello di Santa Caterina".
Dopo aver fatto visita al
carcere San Giacomo, la giornalista
decise di girare per le vie
del paese per continuare la
sua indagine e raccontò di
aver visto tanti coatti che
invadevano le strade, per
lo più scalzi e sporchi. Notò
che erano condannati all'ozio
perché non c'era lavoro. Essi
urlavano e agitavano minacciosamente
le mani dentro le taverne
o ubriachi per strada. I galeotti
testè visitati sembrano gentiluomini
a confronto!
E continuò: il domicilio coatto
è un innesto malefico sopra
un albero non sano, quello
del sistema penitenziario.
Jessie White volle sapere
dove abitavano tutti loro:
"trovai i dormitoi
, lunghe camere sudice
e scure... " Saputo della
presenza di camorristi, concluse:
"l'istituto del domicilio
coatto è la scuola di perfezionamento
del vizio e del delitto
Anche Leopoldo Barboni, intenzionato
a scrivere sulle imprese di
Giovanni
Nicotera, decise di andare
a Favignana per visitare i
luoghi dove fu relegato Nicotera.
Il 3 agosto del 1894 si imbarcò
su uno schifazzo: Favignana
si mostra in un trionfo di
azzurro di mare e di cielo.
A bordo c'erano barili vuoti,
cestoni pieni di bottiglie
di gazzosa... due donne che
andavano a rivedere i loro
mariti, relegati a domicilio
coatto. ...Sotto il soffio
del vento, la vela rigonfia.
A mano a mano che ci avviciniamo,
il monte che domina l'isoletta
mi discopriva i suoi fianchi
aridi e in cima, su un gruppo
di macigni granitici, il forte
di Santa Caterina.'"
Barboni si avviò per la mulattiera
in compagnia di Vincenzo,
uno del posto; visitò il forte,
lesse molte frasi di disperazione
scritte sui muri restandone
impressionato. Poi tentò di
visitare il carcere di Castel
San Giacomo, ma non ebbe successo.107
In paese ebbe però la fortuna
di conoscere il farmacista
Andrea Li Volsi, che gli fornì
alcuni interessanti ricordi
del periodo.
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