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Altri patrioti esiliati a
Favignana
Furono molti i condannati
politici "sepolti vivi" nelle
fosse di Santa Caterina,
carcere borbonico dal 1794;" o
a Punta Troia
(Marettimo), luogo di pena
fino al 1844.
Nel 1806 fu carcerato politico
il rivoluzionario Gaetano
Dominò. Nel 1811 raggiungono
Favignana il principe di
Belmonte,
Carlo Cottone principe di
Castelnuovo, mentre a Punta
Troia a Marettimo arriva il
duca Dangiò: i tre nobili
scontarono circa
un anno di carcere.
Giuseppe Coppola, nato a Erice
il 18 marzo 1821, ivi morto il
14 gennaio 1902. Nel 1832 patì
l'esilio a Favignana per 3
anni.
Giovanni Hernandez nato a
Erice il 12 marzo 1832 morto a
Trapani il 27 ottobre del
1900. La polizia borbonica lo
esiliò a
Favignana.
Nel 1830 arrivò a Favignana un
folto gruppo di ufficiali
borbonici ribelli condannati a
24 anni di esilio, con
proibizione di
passeggiare per l'isola e con
minaccia di bastonate a chi
rompesse il divieto. Ecco i
loro nomi: Gregorio Pristipino,
Antonio
Nappo, Francesco Campanile,
Ermenegildo Piccioli,
Ferdinando La Vega, Gaetano
Villani, Giovanni Pinedo,
Atlante Canudo,
Giuseppe Alleva, Luigi Gironda,
Ottavio Tupputi, Nicola
Staiti, Ferdinando Pennasilico,
Carlo Ferrara, Emanuele
Marciano,
Filippo Esperti, Giuseppe
MacDonald, Raffaele Esperti,
Vincenzo Gennarelli, Gennaro
Celentani, Michele Albano,
Ciriaco
Romano, Nicola Ruggiero,
Pasquale Pesce, Tommaso
Francioni, Antonio Gaston.
Essi furono rimessi in libertà
alla morte del Re
Francesco." Per i moti del
1830 vennero condannati anche
altri insorti, tra cui i
sacerdoti Carmine Allegra,
Simone Gerardi,
Francesco Impala e l'eremita
Nicola Basile.
Dopo i moti del 1848, Vincenzo
Oliveri di Castelvetrano fu
condannato al domicilio coatto
a Favignana.
L'erudito sacerdote Gregorio
Ugdulena, nato a Termini
Imerese il 20 aprile 1815,
morto a Roma il 7 giugno 1872.
Insieme al
fratello Francesco, fu
rinchiuso per alcuni mesi a
Favignana nel castello di San
Giacomo e nelle fosse di Santa
Caterina,
dove il primo di aprile 1850
cominciò la sua opera
maggiore: la traduzione
dell'originale ed il commento
della Sacra
Scrittura. A lui è dedicata
una via di Favignana. Giuseppe
Scarperia di Castelvetrano nel
1855 venne condannato al
domicilio
coatto in quest'isola; dopo un
anno fuggì su un peschereccio,
ma fu ripreso e incarcerato a
Trapani.
Il napoletano Salvatore Arpaia
fu spedito a Favignana come
prigioniero politico; dopo
aver scontato la condanna,
decise di
fermarsi nell'isola, così come
fecero altri. Suo figlio
Nicola fu una guardia
carceraria borbonica alle
Egadi.
In periodi diversi, tra Santa
Caterina e San Giacomo, furono
"ospitati" altri patrioti
nelle "fosse": Giuseppe
Abbamonti, l'
avv. Giuseppe Poerio, il Duca
di Riario, Angioletti,
Cerentani, Curzio, Ricciardi,
Angileri, il Generale Tapputi,
i fratelli
Nicolò e Carlo Botta di Cefalù,
Andrea Maggio e Alessandro
Guarnera di Cefalù, Luigi
Pellegrino, Emanuele Borgra,
Francesco
Baselli, Annibale Giordano,
Pietro Maria Grutiher,
Giuseppe Laghezza ex principe
di Torella, Gregorio
Ciccopiedi, Giuseppe
Albarella, Giuseppe Fasulo,
Rocco Lentini, Vincenzo
Pignatelli, che vennero
liberati nel 1860.
Ma furono molti anche i
patrioti che non furono
scoperti. A Favignana, oltre
al già citato farmacista Li
Volsi, non si può
dimenticare il medico Filippo
Poma-Rizzo, trisavolo del
farmacista Umberto Rizza. Nato
ad Erice, già da giovane
dimostrò
avversità verso il dominio
borbonico e aderì alla
Carboneria; durante una retata
a Trapani, riuscì a fuggire,
quindi non
venne schedato; dopo la laurea
in medicina, decise di
trasferirsi a Favignana, dove
svolse l'attività di medico,
di
ostetrico, di dentista e di
veterinario;sposò Rosa Canino,
cognata della figlia di Pietro
Canino, che in quel periodo
era
capo dei gendarmi borbonici,
responsabile del forte di
Santa Caterina e di Punta
Troia. |
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Favignana
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