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I Florio
La potente famiglia Florio, abitante a Palermo ma originaria dalla Calabria, già in epoca borbonica era riuscita a crearsi in Sicilia una fortuna economica. I Florio furono infatti imprenditori e banchieri Nel 1831 Vincenzo Florio aprì a Marsala uno stabilimento enologico, dopo i risultati positivi conseguiti nel settore dagli inglesi Woodhouse e Ingham. Venivano adoperate le uve zuccherine trapanesi lavorate all'uso di Madera e il risultato fu un vino liquoroso, che prese il nome di "marsala". Dal 5 ottobre 1841
i Florio ebbero in gabella le tonnare delle Egadi con "i rispettivi apparati di mare e di terra, magazzini, casamenti e altro", che tennero per diciotto anni.
Vincenzo Florio che, dopo aver ricoperto incarichi istituzionali nel Regno delle Due Sicilie, aveva sostenuto l'impresa dei Mille e l'unificazione dell'Italia, convinto che tale scelta avrebbe consentito lo sviluppo economico della Sicilia, divenne senatore del Regno d'Italia nel 1861. Quando morì, nel 1868, gli subentrò il figlio Ignazio (1838-1891), abile e intelligente, che volle affiancare alle attività finanziarie, commerciali e industriali avviate dal padre, anche quelle immobiliari. Nel marzo del 1874 egli acquistò dai marchesi Giuseppe Carlo Rusconi e Filippo Durazzo Pallavicino le isole Egadi "con le loro tonnare e mari e relativi titoli di nobiltà e diritti di investitura" per 2.750.000 lire. Dalla compravendita erano stati esclusi i castelli e i terreni demaniali, perché era stato abolito il diritto di feudo. Ma, avendo il castello di San Leonardo perso la sua funzione difensiva, fu acquistato dai Florio per essere abbattuto e sostituito nel 1876-78 da un nuovo edificio, una palazzina neogotica realizzata dall'architetto palermitano Giuseppe Damiani Almeyda, tuttora chiamata palazzo Florio (v. Cap. I).
Anche Ignazio Florio fu nominato senatore del Regno. Quando il re d'Italia gli propose la nomina a "principe delle Egadi", egli delicatamente rifiutò, rivendicando con orgoglio le sue origini borghesi.
I Florio decisero di utilizzare al meglio il grande vigneto di Levanzo. Il vino che vi si produceva serviva, insieme ad altri vini del trapanese, per produrre il famoso vino "marsala". Perciò, alcuni anni dopo aver costruito il palazzo di Favignana, nel 1885 l'architetto Damiani ricevette da Ignazio Florio l'incarico di costruire la "villa" di Levanzo con la cantina vinicola, i magazzini e la casa colonica; un complesso da sempre chiamato "le Case", che erano abitate da maggio a ottobre, ossia nel periodo della produzione e lavorazione del vino. Le botti furono costruite all'interno delle cantine perché troppo grandi per passare dalla porta!
Ignazio Florio morì improvvisamente a 53 anni nel maggio del 1891, lasciando come disposizione testamentaria che le isole Egadi con le tonnare dovessero rimanere in comune "fino a quando siano entrambi in vita i due figli Ignazino e Vincenzo".
Il figlio Ignazio junor, nato nel 1869, sposò la "divina beltà" Franca Jacona dei baroni di S. Giuliano e, tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, fece costruire molti piroscafi per la sua compagnia di navigazione. Di questi, uno fu chiamato "Favignana", un altro "Levanzo", mentre il suo jacht personale venne chiamato "Aegusa". Il Marsala Florio veniva pubblicizzato come "il miglior Marsala, raccomandato da tutti i medici".92 In quel periodo vennero messi in commercio il Marsala "Garibaldi"(1912) e il Marsala "Aegusa" (1913).
Ignazio junior morì nel 1957 e, con lui, finì la potenza economica della famiglia Florio.

 

 



 

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